Inizio nuovi capitoli ma certe volte dimentico di distruggere il resto del libro.
domenica
martedì
esagoni che abbracciano tronchi
lunedì
déraciner
Scivolano nel buio le parole che vorrei dire, i sogni che vorrei avere. Potenzialmente mi piacerei, ma sembra un errore. Rincorro toni opachi e non li raggiungo. Rimango in un istante e mi perdo. Sono immobile ma dentro è così necessario il movimento. E' fuga senza moto, forse il contrario. E' malessere senza motivo, i cieli mutano cosa stai aspettando?
domenica
se solo
mi sento al sicuro solo se guardando la mia ombra penso a quante strade prenderà senza di me. la mia proiezione mi precede, anche quando sono le dodici. il corpo la segue, certe volte, a notevole distanza. al riparo dalla mia ombra, io continuo a vivere del mio disorientamento. al riparo dalla mia ombra, io continuo a guardarmi dentro. rinvio l'uscita, sono brava.
sono l'ombra di me stessa, per fortuna.
sabato
mercoledì
martedì
oi va voi
C'è un palazzo a Roma, in piazza Cairoli.
E' un edificio stanco che si erge curvo tra i binari del tram di via Arenula e le ombre di via degli Specchi. Sopravvive all'incuria del tempo, abbandonato dalla frenesia del vivere. Silenzioso, di lamenti. Immobile, di gesti scomposti. Si affaccia su un parco affollato da senzatetto, distesi sulle panchine sommersi nelle loro pareti di stracci. Accovacciati tra terra e birra, si trascinano sommessi guardando negli occhi i turisti che si inoltrano, per sbaglio, oltre il cancello.
Il palazzo è sbiadito specchio della vita al di là della strada, nel ghetto. Dove c'è un'altra Roma, fatta di intonaci cadenti e sguardi fissi.
É dignitoso abbandono. É memoria sospesa nel vuoto dei vicoli, attorno. È fatto della stessa polvere che ricopre i vecchi libri usati venduti da un orientale che parla male l'italiano, all'angolo. Lì trovo l'oblio che si riflette in sé stesso. Lì, certe volte, riesco a scorgere qualcosa.
